salita alle cime della valle

Accanto alle salite classiche e frequentate del monte Pramaggiore e della ferrata Cassiopea, la val di Suola offre all’escursionista più esigente - alle soglie dell’alpinismo vero e proprio – una serie di cime selvagge di grande fascino….

Monfalconi

  

MONTE PRAMAGGIORE (2478 m)  VIA NORMALE

la lunga dorsale del monte Pramaggiore da ovest

La cima più alta e famosa del gruppo gode di un panorama eccezionale che nelle terse giornate autunnali abbraccia l’orizzonte dalle Alpi Giulie alle Dolomiti fino al mare Adriatico. E’ raggiungibile con itinerari piuttosto lunghi ma non difficili dalla val Cimoliana, dalla val Settimana e da Forni di Sopra per il rifugio Flaiban-Pacherini con l’itinerario che qui si descrive. L’ultimo tratto dalla forcella Pramaggiore alla cima si svolge su un pendio detritico con qualche roccetta (passaggi di I grado) che necessita di piede sicuro ma senza particolari pericoli ed è segnalato.

Periodo consigliato: da giugno fino ad autunno inoltrato e alle prime nevicate.

Descrizione: dal rifugio si sale con il sentiero n. 363 al passo Suola (1 ora). Da qui si può salire direttamente alla forcella la Sidon Alta con il sentiero attrezzato Barini per una rampa detritica e franosa (qualche attrezzatura aiuta la salita comunque faticosa ma non difficile; neve ad inizio stagione). Sconsigliata invece la salita per l’alpinistica forcella la Sidon Bassa. Si raggiunge così il bel catino della val dell’Inferno che in breve conduce alla forcella Pramaggiore (ore 1). In alternativa questa può essere raggiunta con una più lunga ma elementare traversata a sinistra per forcella Rua Alta. Dalla forcella Pramaggiore si segue verso sud lo spallone detritico assecondando cengette e canali che portano in 40 minuti in vetta (passaggi di I grado verso la fine).

 

TORRIONE COMICI       VIA FERRATA “CASSIOPEA”

 

ATTENZIONE: la ferrata circonda il torrione Comici come un parafulmine e non ci sono vie di fuga … è chiara la pericolosità nel caso di un improvviso temporale !!!

Non è una ferrata ‘tradizionale’, nel senso che buona parta del suo tracciato corre lungo una parete verticale e decisamente esposta. Si propone come una delle più impegnative della Carnia superando passaggi che impegnerebbero uno scalatore discreto (III e IV grado se fatti in libera). Necessita dell’attrezzatura completa (imbracatura, casco, set da ferrata), di assenza di vertigini, di discreta forza e di una attenta valutazione delle condizioni meteo. Per i meno esperti è consigliabile procedere in cordata.

Periodo consigliato: dai primi di giugno (possibile neve dura nel canalone nord) ad ottobre se la temperatura non è troppo bassa.

Descrizione: dal rifugio ci si avvia lungo il sent. n° 362 che, lasciata subito a destra la traccia che sale a forc. dell’Inferno, s’inoltra tra i mughi sotto il Torrione Comici. Si raggiuge un pianoro sotto il Torrione e piegando a destra (indicazioni su masso) si sale quasi in verticale verso il Passo. Giunti al Passo del Mus si prosegue a sinistra su sfasciumi e detriti verso l’intaglio tra il Torrione Comici ed il Torrione Pacherini che rimane sulla destra. In prossimità di un masso più grosso si nota l’attacco della via con l’inizio dei cavi.

Dopo una piccola cengia verso sinistra si salgono alcuni facili gradoni e per simili passaggi ci si porta all’intaglio che incide nettamente il torrione. Qui converge il cavo della discesa. Il percorso di salita prosegue a sinistra (indicazioni) lungo una parete compatta, alcuni gradini facilitano il passaggio più impegnativo. Passando sulle placche ci si trova con alcuni traversi sui tratti più esposti. Proseguendo si incrocia nuovamente il cavo della discesa (indicazioni) e con una divertente e più facile arrampicata verticale si arriva sulla vetta (libro e timbro, m. 2260, 30/45 minuti dall’attacco). Per scendere basta proseguire lungo il cavo aggirando con questo la sommità del torrione e traversando a sinistra sul versante ovest. Scendendo per canalini e brevi fessure verticali aiutati da pioli si incrocia il cavo di salita della parte bassa. Lungo questo in breve all’attacco.

 

CIMA VAL DI GUERRA (2353m)   PARETE NORD E CRESTA N-O  VIA COMUNE

 

Difficoltà: passi I+ e II

Tempi: ore 1 dal Passo del Mus

Note: salita non lunga, varia e divertente, per canali e sfasciumi con brevi tratti di arrampicata su roccia nel complesso buona. Dalla cima magnifici scorci sul Torrione Comici, sulla cresta che porta alla Croda del Sion e su tutti i monfalconi. Probabilmente la migliore via comune della valle, per gli amanti delle cime selvagge e solitarie.

Dal Passo del Mus (ore 1 dal Rif. Pacherini) si abbandonano presto i segni che conducono alla ferrata Cassiopea per traversare a destra sotto le pareti dei Torrioni Comici e Pacherini. Oltrepassato per sfasciumi il canalone fra Torre Pacherini e la nostra cima, attacco.

Si prende (ometto con indice) una cengia con zolle erbose che traversa orizzontalmente la parete; dopo circa 50 metri si sale in diagonale verso destra per gradoni lungo la parete. L’itinerario non è obbligato ma, scegliendo la via più facile (numerosi ometti) non si oltrepassano difficoltà di II grado su roccia discreta (esposto).

Procedendo comunque sempre verso destra, si perviene infine sull’ampio plateau che dalla cima digrada verso ovest e lo si risale per ghiaie puntando a destra agli speroni finali. Per un canale a destra del primo grande sperone si perviene sulla cresta finale.

Si segue l’entusiasmante e aerea cresta, che in alto si fa sottile e frastagliata, tenendosi eventualmente sul suo lato destro, con passaggi divertenti e solidi (I+, II), giungendo infine sull’ampia calotta terminale.

  

 

PIC DI MEA  (2207m)  VERSANTE OVEST

VIA COMUNE

 Il Pic di Mea

 Difficoltà: 1 tratto II

Tempi: ore 0.45 dal Camporosso

Note: bella cima a forma di cupola che sovrasta i bucolici prati del Camporosso, cinta da una breve fascia rocciosa. Sulla val di Suola scivola una lunga e selvaggia parete che le dà un aspetto imponente (definito un po’ fantasiosamente il Sass Maor delle Dolomiti Friulane). Solo un breve passaggio delicato rende difficoltosa la salita a questa cima, altrimenti assai consigliabile per la tranquillità, la solarità ed il panorama. Dà più soddisfazione la salita al pomeriggio, specie se si parte dalla val di Suola.

Dal Caporosso si punta per prati alla Cima, fra la forc. La Riguota e la cima Lavinal di Palas, aggirando per facili tracce da destra a sinistra una prima fascia rocciosa.

In alternativa, dal rif. Pacherini in val di Suola si sale per sentiero fra i mughi e poi per due ripidi canali ghiaiosi alla faticosa Riguota (ore 1.30; itinerario senz’altro preferibile in discesa). Da qui anziché scendere si traversa a destra in leggera salita sotto una prima cimotta senza nome e poi per facili balze detritiche si perviene ai prati  sotto la cuspide terminale.

Si contorna la fascia rocciosa che protegge la cima sempre in salita verso sinistra, finchè, in versante N-O e quasi in vista del cambio di versante, si trova il punto debola fra le rocce (ometti). Salire per rampette e per un canale friabile (10 metri, II+ delicato su appigli instabili; eventuale doppia su spuntoni al ritorno), uscendo sul vasto pianoro sommitale alla vetta.

 

  

IL CIASTIEL  (2359m)   PARETE S-O

VIA COMUNE

 Il Cjastiel

Difficoltà: passi II-

Tempi: ore 1 da Forc. La Sidon

Note: cima selvaggia e fascinosa, le cui pareti ripide o strapiombanti da tutti i versanti le conferiscono una certa arditezza ed eleganza, specie se vista dalla val di Suola. Il suo accesso è sempre stato avvolto in un’aurea di mistero, in realtà una magica combinazione di cenge fra gli strapiombi permette una salita abbastanza facile e breve, assolutamente originale; la roccia tutto sommato è migliore di quello che si presume avvicinandola. Consigliabile in abbinamento alla più lunga via normale alla Croda del Sion, di cui ha il primo tratto in comune.

 Come per la via comune alla Croda del Sion (vedi), si attacca nell’alta Val d’Inferno e 100 metri sotto la Forc. La Sidon l’evidente rampa ghiaiosa che sale verso sinistra sotto le pareti del Ciastiel (ore 1.30 dal Rif. Pacherini).

Dopo 20 minuti, nei pressi dell’evidente forcella fra il Ciastiel e la Croda del Sion, si abbandona la traccia diretta verso quest’ultima traversando a destra. La nostra cima qui appare arditissima ma, 20 metri sotto la forcella, una provvidenziale cengia-rampa ascendente a destra (inizio II-, poi facile) consente di traversare senza problemi sotto gli strapiombi.

Si risalgono gli sfasciumi verso destra costeggiando le rocce fino a raggiungere i pendii detritici sotto la cresta sommitale. Non prendere le cenge verso sinistra ma rimontare diritti la costola della cresta appena possibile (II- friabile).

Seguire brevemente la cresta verso sinistra in ambiente “dantesco” ed esposto, fra grandi blocchi affacciati sui precipizi nord che comunque paiono reggere.

Il torrettone più alto è l’ultimo, ma una probabile recente frana ne ha compromesso una facile accessibilità (si parla di III friabile proprio negli ultimi 3 metri per la vetta). Più agevole è salire il cocuzzolo precedente per breve balza rocciosa.

 

 

CRODA DEL SION (2410m)  PARETE S-O

VIA COMUNE

 

Difficoltà: I, tratti I+

Tempi: ore 1.20 da Forc. La Sidon

Note: cima imponente e complessa che domina la testata della val di Suola, dirimpetto al Pramaggiore e di questo appena più bassa ma con panorama altrettanto entusiasmante. E’ la vetta più frequentata fra quelle del gruppo su terreno d’avventura: circa 50 persone dal 1998 al 2005, assolutamente meritate data la bellezza ed il divertimento della lunga e facile via normale, attualmente molto ben omettata.

 Dall’alta val d’Inferno (raggiungibile dal rif. Pacherini in ore 1.30 per forc. La Sidon Alta o Bassa) si scende per circa 70 metri di dislivello dalla Sidon puntando a destra all’evidente rampa detritica che sale verso sinistra sotto le pareti del Ciastiel.

Si attacca nei pressi di uno sperone e si superano verso sinistra i primi risalti rocciosi (I+), pervenendo su terreno facile ma detritico e franoso. Si continua sempre verso sinistra per sfasciumi fino ad arrivare nella parte finale dello scorbutico canalone che scende dalla forcella fra la nostra cima e il Ciastiel.

Si rimonta tutto a sinistra una paretina di bella roccia (I+), poi tornando a destra si perviene sotto la suddetta forcella. A destra è evidente la cengia per salire al Ciastiel (vedi).

Da qui si possono seguire gli ometti verso sinistra superando una paretina di II- su roccia deliziosa. Oppure più facilmente si sale alla forcella e 2 metri sotto di essa si prende a sinistra un caminetto e successive rampe che portano verso sinistra ad un ampio pendio erboso.

Tendendo a sinistra si rimonta il pendio arrivando poco sotto una prima anticima, da cui si scende per un canalino friabile sulla sinistra (I+). Dalla successiva forcelletta si risale per rocce rotte e canalini (I) il nuovo risalto ma, non essendo questo sorprendentemente ancora la cima, conviene non valicarlo ma aggirarlo 20 metri sotto per una cengia sempre a sinistra.

Dall’ultima forcelletta facilmente finalmente in vetta.